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ANIMA E CORPO
SABATO 5 MAGGIO
FESTIVAL DEL VINO DEL TEATRO INDIPENDENTE
SABATO 12 MAGGIO
 
 
Anima e Corpo
   camminata in centrocitta'

Storia e leggenda dell'arte medica a Piacenza
Sabato 5 Maggio ore 15.00
Ritrovo ore 14,30 sotto i portici del Palazzo Gotico
si concluderà presso l’Ospedale alle ore 18,00

Quota di partecipazione per i soci ARCHISTORICA: Euro 5,00 
Quota di partecipazione per i NUOVI SOCI: Euro 5,00 + Euro 1,00

(tessera associativa AGEVOLATA PER TUTTI, SOLO PER QUESTA SPECIALE OCCASIONE IN CONCOMITANZA CON OMEOFEST. Valida fino al 31 dicembre 2018). 


Si consiglia VIVAMENTE di segnalare la propria adesione

  • ‚Äčtramite MAIL ai seguenti contatti: archistorica@gmail.com; oppure
  • tramite SMS ai numeri: 331 9661615 - 366 2641239. Per ragioni organizzative, il personale di Archistorica si riserva la facoltà di non accettare partecipanti oltre il massimo previsto di 200 persone.
 
 

In collaborazione con il direttivo di OMEOFEST 2018, l’Associazione Culturale Archistorica è lieta di presentare questo speciale percorso guidato nel cuore della nostra città, sul filo delle memorie storiche e leggendarie legate alla Sanità piacentina dal Medioevo al secolo XIX. 

Come scriveva Leonardo da Vinci, «Piacenza è terra di passo», ossia è connotata storicamente dalla sua condizione di snodo nevralgico tra numerose e importanti vie di comunicazione: la rotta fluviale del Po; le strade appenniniche dirette verso la Liguria e la Toscana; le vie consolari Aemilia e Postumia, di romana memoria; e naturalmente il tracciato della Via Francigena medievale, che attraversava il cuore della città lungo le attuali vie Taverna, Campagna, Garibaldi, S. Antonino e Scalabrini. Tale condizione logistica, molto vantaggiosa per i commerci, comportava tuttavia un prezzo assai oneroso: Piacenza doveva infatti confrontarsi ogni giorno con il pericolo di gravi contaminazioni epidemiche, introdotte e alimentate dai ponderosi flussi di pellegrini e viandanti che attraversavano quotidianamente le vie del centro. Sottoposti a tale rischio continuo, i piacentini di età medievale e ducale si impegnarono per dotare la loro città di numerosi “hospitali” (per lo più dislocati lungo la Francigena), che dovevano garantire al tempo stesso alloggio e assistenza ai viandanti, filtrando però l’afflusso delle persone malate o sospette. Tali strutture sorgevano di norma presso le canoniche delle chiese o nelle foresterie dei conventi, ed esprimevano una vocazione più spirituale e assistenziale che non sanitaria. Quasi tutti gli antichi “hospitali” di Piacenza furono soppressi e chiusi nel 1472, quando il duca Galeazzo Maria Sforza ordinò la costruzione dell’Ospedale Grande (nucleo storico dell’attuale nosocomio piacentino), come nuovo ed unico polo sanitario della città. Ormai privi della loro utilità, e superati da una nuova visione della Medicina, gli antichi “hospitali” medievali scomparvero dal paesaggio urbano, demoliti o riassorbiti nel nuovo edificato: la loro antica presenza è tuttavia riconoscibile ancora oggi, grazie ad alcuni indizi architettonici (lapidi, tracce di loggiati, chiostri, ecc…) inglobati nei fabbricati di epoca successiva. Sebbene fossero spartani, e inefficaci rispetto ad una funzione medico-sanitaria, gli antichi “hospitali” di Piacenza ebbero un ruolo assai importante per la nostra Storia sanitaria: tra le loro mura, furono sperimentati i primi rudimenti di un’Arte Medica e Farmaceutica che avrebbe poi vantato, a Piacenza, alcuni nomi a dir poco illustri: in primis Guglielmo da Saliceto (1210-1280 circa), accademico, medico e trattatista, al quale si deve la reintroduzione del bisturi oltreché un significativo passo avanti negli studi di anatomia e di tecnica chirurgica; oppure Filippo Roncovieri (sec. XIV), che fu archiatra del duca di Milano; o ancora i fratelli Luigi e Francesco Borla, medici di Francesco Sforza nonché proprietari dell’antico “Hospitale” di S. Bartolomeo nella via omonima. 

Cosa è rimasto di queste antiche memorie sanitarie? In quali zone del centro storico possiamo individuare le tracce degli antichi “hospitali”? Quali monumenti continuano a testimoniare la fama e le capacità di Guglielmo da Saliceto e degli altri medici medievali? Queste domande, insieme a molte altre, troveranno risposta in occasione della visita guidata “ANIMA E CORPO. Storia e Leggenda dell’Arte Medica nella Piacenza di età medievale e ducale”, organizzata dall’Associazione Culturale Archistorica e prevista per il pomeriggio di sabato 5 maggio. Il percorso, curato e condotto dall’Arch. Manrico Bissi, è organizzato in collaborazione con il direttivo OMEOFEST e con la Banca di Piacenza. La visita partirà alle ore 15,00 da piazza Cavalli (ritrovo ore 14,30 sotto i portici del Palazzo Gotico), e si concluderà presso l’Ospedale alle ore 18,00. Di seguito si fornisce la sintetica descrizione delle tappe previste dal percorso.

 

PERCORSO
TAPPA N.1 Antica “Spezieria dei Poveri” in via G. Illica

Tra gli antichi presidi sanitari di Piacenza si deve ricordare in primis la “Spezieria dei Poveri” fondata nel 1570 dal mercante Gerolamo Illica, al civico 3 della via omonima. All’interno dell’edificio attuale, nell’atrio d’ingresso, si conserva l’epigrafe cinquecentesca in pietra (con pregevole bassorilievo della Resurrezione), che ricorda la fondazione della farmacia. La Spezieria forniva farmaci anche ai poveri. Dall’esame degli elenchi delle forniture, risalenti alla Peste del 1630, si rileva che la Spezieria disponeva di Teriaca (carne di vipera tritata miscelata a valeriana ed oppio); Olio di Scorpione e Unguento di Tuzia (a base di Sali di piombo e ossidi di zinco). 

TAPPA N.2 Tomba di Guglielmo da Saliceto in S. Giovanni in Canale

Nel chiostro della bellissima chiesa ex monastica di S. Giovanni in Canale si trova l’epigrafe tombale di Guglielmo da Saliceto: si tratta di un pregevole manufatto in marmo (scolpito nel secolo XVI per volontà del Collegio dei Medici piacentini), nel quale Guglielmo da Saliceto è raffigurato in un’aula universitaria, nell’atto di insegnare agli studenti che lo circondano. Nato a Saliceto di Cadeo intorno al 1210, Guglielmo studiò a Bologna, essendo forse allievo del grande Ugo de' Borgognoni (considerato lo scopritore dei primi antisettici) e vi divenne “Magister in Physica”. Fu anche docente a Pavia, dove tra il 1245 e il 1248 incontrò l’imperatore Federico II di Svevia con cui discusse di filosofia e medicina. Nella sua opera “Chirurgia” (scritta su invito dello stesso imperatore), egli sostiene l'importanza delle conoscenze di anatomia, fondamentale nell'arte chirurgica. Tra i suoi allievi si ricorda Lanfranco da Milano, considerato uno dei fondatori della scuola medica francese. 

TAPPA N.3 Antico “Hospitale dell’Annunziata” in vicolo Molineria di S. Andrea

Costruito nel 1433, l’Hospitale di S. Maria dell’Annunziata coniugava la funzione sanitaria a quella conventuale, essendo affidato ad un ordine monastico femminile di clausura. Il complesso, dotato della sua chiesa, occupava quasi tutto l’isolato compreso tra vicolo Molineria di S. Andrea e le vie Taverna, Campagna e S. Bartolomeo. La farmacia dell’ hospitale era molto ben fornita ed organizzata, al punto che la medesima continuò a fornire sostanze medicinali anche al nuovo Ospedale Grande fino a tutto il secolo XVII. Dopo la soppressione, il convento l’hospitale scomparvero e furono inghiottiti dalle trasformazioni del tessuto urbano: dell’antica struttura restano oggigiorno alcune tracce sul lato occidentale della Molineria di S. Andrea. 

TAPPA N.4 Antico “Hospitale di S. Bartolomeo” in via S. Bartolomeo

Fondato nel secolo XIII, l’antico Hospitale di S. Bartolomeo era gestito da un gruppo di religiosi, mentre la proprietà del medesimo era invece laica e privata. Nel secolo XV la proprietà dell’hospitale fu nelle mani del dottor Luigi Borla, medico di fiducia del duca Francesco Sforza. Come molti altri, anche il complesso ospedaliero di S. Bartolomeo fu soppresso nel 1473 in favore del nuovo Ospedale Grande. Tradizione assai curiosa: i viandanti alloggiati nell’hospitale di S. Bartolomeo potevano essere reclutati per lo sgradevole incarico di boia in occasione delle esecuzioni pubbliche; tale prassi, assai poco umanitaria, fu soppressa nel secolo XV per intervento dei duchi di Milano. 

TAPPA N.5 Antico “Hospitale di S. Sepolcro” in via Campagna